Mostra personale 2008

Hanno scritto di lei, riguardo la sua ultima personale del 2008:

Antonio Davide Madonna:

Negli ultimi cinquant'anni, nel mondo dell'arte, sembra che si sia aperta una insanabile frattura tra formalismo e concettualismo. La nascita di questa dicotomia ha influenzato il successivo sviluppo dell'arte contemporanea, per cui il recupero della figurazione è apparso mero esercizio formale; di contro, chi ha seguito la strada del concettuale, si è ritrovato nella condizione di dover essere necessariamente criptico, perdendo di fatto la possibilità di dialogare con il fruitore dell'arte.

Grazia Palomba ha deciso di intraprendere una terza via che annulla la dicotomia che si è venuta a creare, de f actu, dopo la pubblicazione del fondamentale saggio di Joseph Kosuth, L'Arte dopo la Filosofia. Il modus operandi dell'Artista, infatti, è caratterizzato da una attenta scelta di base, in cui l'aspetto iconografico - formalistico è l'incipit su cui costruire un messaggio di matrice ironico - concettuale, autentica chiave di lettura per l'analisi del suo lavoro. Che immediatamente si configura come personale visione del mondo che ci circonda.

L'idealizzazione del mondo classico, in special modo della statuaria, si sovrappone ad una sottile vena ironica. E come nei ready-made di duchampiana memoria, l'oggetto della rappresentazione viene decontestualizzato. Tuttavia, a differenza dei dadaisti, l'immagine non viene destrutturata, non viene stravolta, ma viene trasmutata. Il fruitore, quindi, può ancora riconoscere l'oggetto della rappresentazione, ma ne rimane spiazzato poichè ciò che vede è presentato da un'angolazione diversa. Anche la stesura del colore risente di questa impostazione: se da un lato viene rispettata la "classica" delicatezza dell'immagine resa attraverso larghe capiture di colore monocromatiche, improvvisamente sulla tela esplodono degli inserti coloristici di dirompente vitalità, come se l'andamento lineare della scultura classica dovesse essere abbattuto dall'andamento sinusoidale della linea barocca. Folte capigliature, così, si espandono, ricordandoci che le antiche sculture greche, che noi tanto ammiriamo per la loro solenne bellezza, erano nell'antichità colorate e arricchite di pietre preziose; ecco, ancora una volta, l'ironia, di matrice colta, dell'artista, che ci riconduce ad una "dimensione umana" dell'immagine.

Ma questo continuo rapporto dialettico che si instaura tra fruitore ed artista, non deve trarre in inganno. Infatti, ed è la stessa Grazia Palomba ad affermarlo, le opere da lei realizzate sono in primo luogo dialoghi intimi con sè stessa. E se un'affermazione del genere riporta alla mente ancora una volta la lezione di Kosuth, e quindi al concettuale, non impedisce all'artista di apporre, nelle sue opere, un marchio identificativo (rappresentato da una rosa stilizzata) che, seppur "al di fuori" della composizione, grazie alla sua delicatezza, diventa l'immagine trasmessa, e da noi percepita, di questa particolare, originale e creativa pittrice.

Alfonso Nania:

“ Posso dire di lei…Negli ultimi anni, come Ella stessa ama dire, ha riscoperto “il piacere del ritorno alla pittura d’immagini ”e, a tale “ piacere ”, è improntata la sua ultima produzione. La nascita di questo ultimo “Ciclo”, che è una “ sintesi fra tradizione classica e nuovi linguaggi formali ”, si avvale quindi di continue ispirazioni al mondo classico e di continui richiami culturali che costituiscono il canovaccio di base per i suoi lavori. Sono lavori carichi di potenza espressiva e ricchi di simboli; si aprono alla fantasia, all’invenzione, al passato, al futuro, e … ai sogni. Sono, infatti,queste ultime sue opere, esprimendomi con un suo dire, ispirate anche al “nudo classico inteso come evoluzione del simbolismo onirico”. Questo posso dire di lei e della sua Arte! ”.

Raimonda Granato:

“…le opere, tutte tratte dall’ultimo ciclo pittorico dell’artista torrese, traggono ispirazione dal mondo classico, i cui canoni, soprattutto della statuaria, vengono rivisitati con una sottile vena ironica che dona colore e calore alla freddezza del marmo” e ancora “ I lavori carichi di potenza espressiva e ricchi di simboli, riescono ad attrarre l’occhio del visitatore, dapprima per la straordinaria somiglianza con le statue più famose della storia de’’arte e, in seguito, per cogliere le differenze che pure esistono e che sono la parte più accattivante delle tele. Il richiamo più evidente è la decontestualizzazione tipica di Duchamp.” E poi: “…è decisamente diversa l’angolazione in cui Amore e Psiche di canoviana memoria sono ritratti da Palomba: i capelli biondi della fanciulla amata dal dio alato danno un calore umano al freddo marmo che pure già sembrava palpitare di vita propria. Le opere di Grazia Palomba sono dialoghi intimi con se stessa che hanno trovato la via per essere ascoltati anche dagli altri, con delicatezza e profondità ”.

Raffaele Russo:

” …per Grazia Palomba, che di professione fa l’architetto, la pittura è sempre stata un’attività parallela, quasi un controcanto sentimentale delle forme architettoniche. L’aver scelto quale titolo della mostra “Il classico e il simbolismo onirico” è dovuto al fatto che se il classicismo è immediatamente visibile nell’unità di intenti delle opere, il simbolismo onirico è più celato. Per Grazia Palomba l’onirico non inerisce solamente al sogno, ma proprio ad una “realtà sognata”, resa dalle maschere prima di tutto, e dal fiore, presente in tutte le opere, quasi come una seconda firma, ad accompagnare i vari motivi centrali di queste”. Di seguito “…straordinario e malinconico il Guerriero di Egina…” e poi “… la presenza delle Veneri deriva dalla volontà di descrivere la bellezza in senso lato, rilanciando, a dispetto della malinconia e della rassegnazione, una speranza di risveglio ”.